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COLLE BETTAFORCA - RIFUGIO QUINTINO SELLA
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Salita: Colle Bettaforca - Rifugio Quintino Sella (m. 3585).

Sentiero: 9.
Tempo di percorrenza: 120 - 240 minuti.
Difficoltà: è richiesta la capacità di seguire percorsi su pietraia fino all'inizio della cresta; il percorso si fa poi quasi alpinistico.

1. All'inizio del cammino il sentiero è sufficientemente evidente...
2. ... e comincia a salire sulla pietraia.
3. Al Bettolina Inferiore si inizia a intravvedere un piccolo tratto esposto.
4. Il sentiero sale verso il Colle Bettolina Superiore. Nella foto sono evidenziati quattro diversi segnavia: il n. 9 in rosso su cerchio bianco cerchiato in rosso, una pietra messa in verticale, un'altra pietra in verticale con segno giallo, un ometto.
5. Al Colle Bettolina Superiore su una pietra è indicata la discesa verso il Pian di Verra Inferiore, ma per il Sella proseguiamo dritti.
6. Durante la salita sulla pietraia il sentiero è poco chiaro; nella foto si vede una pietra in verticale che indica inequivocabilmente dove passare.
7. Stiamo arrivando alla famosa cresta. Tra pochi metri inizieremo il cammino a fianco della corda.
8. Il percorso è un alternarsi di piccole salite e discese, e rimane quasi sempre sul sottile spartiacque tra la Val d'Ayas e quella di Gressoney...
9. ... superando anche punti davvero spettacolari.
Notare sullo sfondo a destra la sagoma inconfondibile del Monviso: è a oltre 100 Km di distanza.
10. Ci si avvicina alla passerella e all'ultimo tratto, che comprende anche l'ultimo piccolo salto di quota. Il rifugio è sul piano sopra al nevaio a sinistra della cresta.
11. A conti fatti, la passerella è il punto più agevole e sicuro dell'intero percorso.
12. In un punto si supera uno stretto passaggio tra la parete e il vuoto.
13. In questo punto bisogna arrampicarsi, tenendosi con le mani alla roccia e/o alla corda (la foto è stata scattata durante la discesa). Ma è l'ultimo punto un po' critico...
14. ... e poco dopo appare il tetto del rifugio.
Questo itinerario rappresenta la salita al punto più elevato raggiungibile da Ayas che non comprenda difficoltà alpinistiche. Si tratta infatti di un percorso in cui l'escursionismo sposa le tecniche e le conoscenze di base dell'alpinismo, per raggiungere il rifugio che rappresenta il confine tra la roccia e i ghiacci perenni del Monte Rosa. Il Quintino Sella, infatti, posto a 3585 metri di quota alla base del ghiacciaio del Felik, è il punto di partenza di diverse ascensioni a vette del massiccio del Rosa, come il Castore (itinerario alpinistico 3) e i Lyskamm, o traversate come quella del Naso del Lyskamm. Non è infatti possibile procedere oltre il Sella senza adeguata attrezzatura, preparazione e resistenza.
Nel nostro caso si tratta di uno dei percorsi più pericolosi e allo stesso tempo esaltanti proposti in questa sezione. È necessaria una notevole esperienza di tipo escursionistico (o meglio un po' di tipo alpinistico), capacità di sopportare sforzi prolungati a quote parecchio superiori ai 3000 metri, capacità di muoversi su terreni impervi e assenza assoluta di vertigini, un minimo di capacità di arrampicata su roccia e nessuna tendenza a crisi di panico, nonchè una adeguata acclimatazione.
Un esperto alpinista potrà divertirsi a leggere questo elenco di requisiti minimi, ma è bene precisare che chi arriva a stento in cima allo Zerbion e si impressiona per quei precipizi qui potrebbe trovarsi davvero in difficoltà.
Il percorso è stato descritto, tracciato e fotografato così com'è in data 14 agosto 2004.

Il cammino inizia al Colle Bettaforca, che è raggiungibile a piedi da Resy anche se in molti casi si utilizza il taxi fuoristrada, eliminando così 2/3 ore di noiosa marcia di avvicinamento su strada (il Sella è segnalato a 6h da St.-Jacques). Importante però considerare che salendo a piedi il corpo ha il tempo necessario per adattarsi gradatamente alla quota.
L'alternativa è salire in funivia da Gressoney La Trinitè / Stafal.
Una volta al Bettaforca si segue il sentiero n. 9 verso nord. Ci si trova quasi subito a camminare su pietraia; è opportuno specificare che in situazioni simili il sentiero può non essere sempre evidentissimo sul terreno, e generalmente è necessario seguire i segni di vernice gialla dipinti sulle rocce, o gli "ometti" di pietre impilate.
Comunque, questa prima parte non è particolarmente problematica: una volta fatto l'occhio ai segni da seguire si procede abbastanza spediti in direzione del Colle Bettolina Inferiore, passando vicino al m. Bettolina.
Avvicinandosi al colle il sentiero è gradualmente meno segnato, ma non dovrebbero esserci problemi a seguirlo.
Il colle è una breve cresta di un paio di metri di larghezza, compresa tra due pendii piuttosto ripidi, ma non si tratta di pareti.
Dopo l'Inferiore il sentiero sale verso il Superiore. È approssimativamente visibile sul terreno, ma ci sono comunque molti segni diversi (vedi quarta foto a sinistra).
Al Superiore si incontra il sentiero 10 che sale dal Pian di Verra Superiore. Alla nostra sinistra, in Valle di Gressoney, vediamo dei laghi.
Superato il Colle Bettolina Inferiore si inizia la lunga salita sulla pietraia che porta alla cresta. Il sentiero è meno evidente, e bisogna seguire i segni sulle rocce. Generalmente si tratta di cerchiolini gialli, altre volte sono pietre poste in verticale. Se si perde il sentiero basta fermarsi un attimo e cercare il segno più vicino, raggiungerlo e cercare il successivo.
A volte può capitare di incontrare alcuni nevai, a seconda della stagione.
Lungo il percorso ci possono essere punti un po' stretti su una piccola scarpata, ma niente di particolarmente pericoloso.
Con questa salita si supera una fetta non indifferente del dislivello totale. Cominciano ad apparire via via le cime più alte e più lontane, come il Gran Paradiso, il Rutor, il Bianco e oltre, naturalmente a patto di avere l'adeguata visibilità.
I pendii ai lati del sentiero si fanno più ripidi, è il segno che siamo prossimi alla cresta finale. Infatti dopo un ultimo strappo ecco apparire la corda fissa che ci accompagnerà fino al rifugio, che non appare ancora perchè coperto dal pianoro su cui è posto, leggermente più in alto di noi.
La cresta chiaramente non è orizzontale; alterna continue piccole salite a piccole discese. La corda, che fa da ringhiera a volte a destra, altre a sinistra, potrebbe non essere indispensabile, ma a volte offre una certa sensazione di sicurezza (non so quanto giustificata). La larghezza del passaggio è sempre sufficiente a posarci i piedi, ma spesso intorno non c'è nulla.
Si arriva al punto in cui per superare una cresta davvero sottilissima è stata posta una passerella di legno, che costituisce una sorta di ponte tra le due creste vicine leggermente più larghe. Superatala senza alcun problema (il parapetto di legno è da entrambi i lati), si arriva all'ultimo tratto di cresta, che supera anche l'ultimo leggero dislivello. Il rifugio è davanti a noi, ma non è ancora visibile perchè coperto dal bordo dello stesso pianoro che lo ospita.
Tra la passerella e l'arrivo i punti da segnalare sono un paio.
Nel primo bisogna superare un breve passaggio stretto tra una parete di roccia e il vuoto, e in questo caso viene in aiuto la corda.
Per superare il secondo bisogna arrampicarsi in verticale sulla roccia. Anche qui la corda può servire, ma più che altro bisogna allungare le mani per cercare i necessari punti dove aggrapparsi, cosa che chi ha praticato un minimo di arrampicata sportiva sa sicuramente fare senza problemi. A titolo indicativo, questo singolo passaggio presenta difficoltà valutabili intorno al II; sono comunque solo un paio di metri.
Fatto questo, il resto è più o meno analogo a quanto già fatto. Un ultimo pezzo di cresta e finalmente appare il rifugio Quintino Sella. Siamo arrivati alla nostra quota limite di 3585 metri. Davanti si spalancano tutte le più alte cime del Monte Rosa. Tutto intorno, visibilità permettendo, la vista spazia fino alla Pianura Padana e agli Appennini. Oltre ci sarebbe il mare...


Clicca sull'immagine per accedere alla pagina sul rifugio Quintino Sella.
Il Quintino Sella normale punto di partenza di diversi itinerari alpinistici, come la normale al Castore e le traversate dei Lyskamm e del Naso del Lyskamm.
Discesa: Rifugio Quintino Sella - Colle Bettaforca.

Sentiero: 9.
Tempo di percorrenza: 100 - 210 minuti.
Difficoltà: come per la salita.

15. Inizia la discesa.
16. Si superano i salti facendo attenzione a tenersi nei punti giusti.
17. Si riattraversa la passerella...
18. ... e ci si avvia verso la fine della cresta.
19. Finita la cresta, si inizia la lunga discesa verso il Colle Bettolina Superiore, seguendo sempre i segni che indicano il sentiero tracciati su o con le rocce.
20. Bettaforca in vista. La camminata si avvia al termine.
La discesa dal Rifugio Quintino Sella al Bettaforca si effettua lungo lo stesso sentiero seguito per salire (una variante possibile ma non molto piacevole a causa della lunghissima pietraia è rappresentata dalla deviazione verso il Pian di Verra Inferiore al Colle Bettolina Superiore).
Dal piano che ospita il rifugio si imbocca la cresta attrezzata, facendo ovviamente attenzione a dove si mettono i piedi. Il punto in cui ci si è arrampicati per salire si supera all'indietro, voltati verso la parete, cercando attentamente coi piedi gli opportuni punti d'appoggio, e tenendosi alla roccia o alla corda con le mani. Arrivati alla passerella di legno i punti generalmente più tecnici sono passati, e ci si avvicina alla discesa su pietraia.
La discesa è un po' lunga, perchè come detto comprende quasi metà del dislivello totale, e bisogna fare sempre attenzione a dove mettere i piedi (è pur sempre una pietraia) e a seguire le tracce che indicano il sentiero.
Arrivati al livello dei sottostanti laghi si passa dal Colle Bettolina Superiore all'Inferiore, si costeggia il m. Bettolina e poco dopo si arriva in vista del Bettaforca. Raggiunto il colle si riprende la via della valle (in fuoristrada, in funivia se arrivate da Gressoney o a piedi lungo il sentiero o la sterrata in direzione di Resy).
Il nostro gruppetto sul ghiacciaio del Felik nei pressi del Quintino Sella.
Clicca sulla foto per leggere "Quintino Sella: diario di un'avventura".
TRACCIATO GPS
Tracciato GPS Il tracciato satellitare del percorso.
Il cammino procede quasi in linea retta, salendo in direzione nord sullo spartiacque tra la Val d'Ayas e quella di Gressoney. Il tratto tra il waypoint segnato come "Inizio corda" e il rifugio è quello in cresta, che rappresenta in effetti una piccola parte del totale.

Cliccare sull'immagine a sinistra per scaricare il tracciato GPS per il programma GPS TrackMaker.

NOTA: il tracciato che fornisco è relativo ai MIEI movimenti nel giorno in cui ho percorso il sentiero, e può contenere imprecisioni dovute a miei spostamenti non inerenti il tragitto e ad errori dello strumento. Utilizzatelo come riferimento, eventualmente come traccia approssimata e per il calcolo delle distanze dai waypoint, e NON seguitelo se si dirige in posti assurdi.
PROFILO ALTIMETRICO
Profilo altimetrico
Il tracciato altimetrico evidenzia un andamento abbastanza regolare della pendenza. Sono da notare una parte pressochè pianeggiante prima del Colle Bettolina Inferiore, la scarsa pendenza generale del primo tratto in cresta e l'ultimo salto prima del rifugio.
Quasi metà del dislivello viene superata tra il Colle Bettolina Superiore e l'inizio della cresta. La lunghezza totale rilevata, di circa 4,8 Km., non tiene conto del dislivello totale da superare, di circa 800 metri.
Note meteorologiche:
La giornata va scelta con accuratezza. La posizione e la quota richiedono condizioni meteorologiche assolutamente sicure; la storia recente parla anche di persone fulminate sulla cresta. Inoltre, arrivare a 3585 metri col maltempo significa sicuramente prendere freddo, magari neve, vento gelido e non vedere nulla del panorama incredibile che circonda il rifugio e tutto il percorso. Da tenere in considerazione anche il vento: se è molto forte può dare seri problemi, soprattutto sulla cresta.
Periodo consigliato:
È possibile effettuare questa passeggiata solo quando la zona è libera da neve e ghiaccio, a meno di avere attrezzatura e capacità adeguate (la costruzione sul retro del rifugio funge da locale invernale). Generalmente giugno-settembre, ma non è raro che una perturbazione porti neve anche in piena estate.
Attrezzatura:
Mettetevi degli scarponi in grado di assicurare una tenuta perfetta su ogni terreno e sulla roccia. Se pensate di mangiare in rifugio portatevi comunque qualcosa, doveste invertire la rotta per mutate condizione meteo. Mettete nello zaino un K-Way o una mantella impermeabile. Portatevi qualche indumento caldo e resistente al vento, anche in estate potete trovare temperature molto basse, soprattutto se c'è vento freddo. E soprattutto è indispensabile avere e usare un paio di occhiali da sole molto scuri e una crema solare con protezione altissima: il sole a queste quote può davvero bruciare.
Incontri:
Il sentiero è generalmente molto frequentato da alpinisti che proseguono per le vette circostanti.
Per quanto riguarda gli animali, se ne possono incontrare di vari tipi (ad esempio stambecchi e aquile), ma l'affollamento umano non favorisce la cosa.
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Commenti già inseriti (2):
2. Danilo legnano 01/04/2013, 20.57.09
Utente non registrato
Valutazione:
Ragazzi sentiero spettacolare da vivere passo dopo passo ,arrivo al rifugio emozione assicurata
1. Renzo 18/07/2009, 23.13.36
Utente non registrato
Valutazione:
Abbiamo proseguito fin sul Castore. Faticoso specie per chi viene da quota mare...!
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