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A seguito del progetto di un nuovo collegamento funiviario tra Frachey e il Colle Superiore delle Cime Bianche nell'area protetta del Vallone delle Cime Bianche (Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa, SIC/ZPS IT1204220), nonostante il sito rappresenti un impegno ormai ventennale portato sempre avanti con continuità, passione e dedizione, il webmaster non ritiene più opportuno indirizzare migliaia di escursionisti in una valle che non ha imparato ad amare, rispettare e proteggere se stessa, a meno che non intervengano elementi che scongiurino l'ennesimo attacco al suo ambiente.
Alla prima scadenza del dominio ayastrekking.it dopo l'apertura dei cantieri, pertanto, questo non verrà più rinnovato. Contemporaneamente verranno messi offline tutti i servizi associati, il canale YouTube e il forum.

AyasTrekking.it fa parte del gruppo di lavoro "Ripartire dalle Cime Bianche" che ha come scopo lo sviluppo in Ayas di un nuovo modello di turismo sostenibile e attento alle nuove necessità e richieste del mercato nazionale e internazionale.

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NOTA - Questa sezione è solo abbozzata e verrà ampliata prossimamente
ORGANIZZAZIONE DI UN'ESCURSIONE

Tanto una semplice gita domenicale quanto un'uscita esplorativa di più giorni richiedono un minimo di organizzazione a tavolino. Ogni gita ha sempre una storia a sé, per cui è necessario conoscere come preparare al meglio la giornata o le giornate al fine di ridurre al minimo i rischi e gli imprevisti.
Il "lavoro" a tavolino può essere più o meno lungo e problematico in funzione di diverse variabili, tra cui la dimensione e composizione del gruppo, l'esperienza e la preparazione fisica e tecnica di ognuno dei partecipanti nonchè le loro motivazioni, intenzioni e ambizioni, le condizioni meteo, la stagione, la conoscenza della zona ecc. ecc.
Sarà dunque opportuno valutare tutte le variabili una per una per far sì che alla fine della giornata la camminata sia stata soddisfacente per tutti, ricordando che una buona gita inizia con una buona pianificazione.

Da soli o in gruppo?

Fiumi di parole sono stati versati sull'argomento, e alla fine si può tranquillamente dire che non esiste una risposta universalmente valida a questa domanda.
Il motivo sta nella diversa visione del mondo della montagna e dalle diverse aspettative di ognuno. Tanto la gita da soli quanto l'uscita in compagnia hanno pregi e difetti.
È comune incontrare durante le proprie escursioni camminatori - e spesso anche alpinisti - assolutamente solitari; in alcuni casi si tratta di una scelta dovuta dalla mancanza di un gruppo di amici con cui condividere le giornate sui monti, in altri è una scelta personale, che può essere permanente - data quindi dall'abitudine o dalla ricerca di un contatto più personale con l'ambiente, alla ricerca magari del silenzio delle cime e di un'esperienza più profonda (ognuno ha il proprio grado di socialità) - o temporanea, dal momento che a tutti può capitare una o più volte nella vita di restare da soli.
È altrettanto normale trovare gruppi più o meno grandi e più o meno numerosi, dalla famiglia al gruppo di amici alla comitiva organizzata e guidata da accompagnatori di varia esperienza e preparazione.
Chi viaggia da solo avrà il vantaggio di potersi muovere con i propri ritmi e il proprio passo, andare dove gli piace e quando gli pare, fermarsi quando è stanco e tornare indietro quando preferisce senza il rischio di forzare o rovinare la gita degli altri; dovrà però rinunciare a dividere con i compagni il peso di eventuale attrezzatura supplementare (ad esempio il necessario per cucinare in bivacco), adattarsi alla mancanza di contatti umani e accettare una certa dose di rischio aggiuntivo in caso di incidente in una zona non frequentata.
In compagnia c'è il vantaggio di non essere mai soli, di condividere le esperienze, imparare da chi è più "bravo", contare sull'aiuto di altri in caso di inconvenienti, poter chiacchierare durante la gita e a volte conoscere nuove persone con le stesse passioni; il rovescio della medaglia è il doversi adattare a limiti, tempi, velocità e capacità del gruppo e rinunciare al silenzio della montagna e - per chi organizza e/o guida la comitiva - prendersi una certa dose di responsabiltà nei confronti degli altri.

La percezione della difficoltà

Poche cose nel mondo della montagna sono soggettive quanto la percezione della difficoltà di un itinerario. Persone diverse possono infatti giudicare in modo estremamente differente le difficoltà che incontrano durante il cammino (cosa che avviene del resto anche nel campo dell'arrampicata sportiva e dell'alpinismo); ciò che per un neofita potrà essere un problema la cui soluzione è fuori portata potrà essere trascurabile, ordinaria amministrazione o persino noioso per un esperto.
Per tentare di "gradare" ogni tipo di percorso in modo oggettivo sono state pertanto introdotte diverse scale.
In escursionismo i tre livelli utilizzati sono T (itinerario turistico), E (itinerario escursionistico) ed EE (itinerario per escursionisti esperti), con l'aggiunta del grado EEA (per escursionisti esperti con attrezzatura) che viene assegnato alle vie ferrate.
Gli itinerari alpinistici utilizzano i gradi da F (facile) a XD (eccezionalmente difficile), basati sulla pendenza su neve/ghiaccio e la difficoltà su roccia; esistono poi diverse scale per l'arrampicata, per lo sci, lo scialpinismo, l'escursionismo invernale, la mountain bike ecc. ecc. Di fatto, ci sono poi delle zone "grigie": tipica quella tra la scala escursionistica e quella alpinistica, che proprio a causa della parziale soggettività del grado finiscono inevitabilmente per sovrapporsi: secondo alcune scuole di pensiero, quando è necessario utilizzare le mani per superare un determinato punto il grado diventa automaticamente F; secondo altre un passaggio di II è ancora parte di un itinerario EE.
Malgrado tutti i tentativi di trovare una catalogazione precisa, il "grado" percepito da ognuno rimane così soggetto a parametri personali come esperienza, allenamento, capacità tecniche, pertanto in fase di pianificazione ogni partecipante deve saper correlare il grado indicato sulle relazioni del percorso con le proprie condizioni psico-fisiche, e accantonando ogni esaltazione delle proprie capacità valutare se sarà in grado di portare a termine l'uscita o se andrà incontro a difficoltà che non saprà superare.

Composizione del gruppo

Mettere insieme un gruppo di camminatori per una gita pone alcune questioni da non sottovalutare.
Se la comitiva è organizzata da un ente, associazione, club (ad esempio il CAI) inevitabilmente ne faranno parte persone di varia capacità, dal principiante all'esperto, capacità che spesso non si è potuta verificare in anticipo: chi c'è c'è, e bisogna portare tutti (ferma restando l'opzione, prevista dai regolamenti di alcune associazioni, di poter rifiutare la partecipazione di alcuni che alla partenza presentino evidenti carenze fisiche o di attrezzatura).
Anche se il gruppo è "spontaneo" (e probabilmente più piccolo) ci potranno essere differenze di preparazione; non dovendo in questo caso seguire un vero programma né uno statuto o un regolamento ognuno parte sotto la propria responsabilità, a proprio rischio e pericolo, senza l'ombrello protettivo di un accompagnatore titolato o di una guida, e deve essere ben conscio delle proprie capacità e dei propri limiti.
La situazione ideale è quella di un gruppo affiatato formato da un certo numero (non enorme) di escursionisti tutti allo stesso livello, in grado di procedere alla stessa velocità e superare le stesse difficoltà allo stesso modo. Se tutti hanno gli stessi limiti, si può anche cercare di alzarli sostenendosi ed aiutandosi a vicenda per raggiungere nuove mete. Un gruppo di buon livello può anche lanciarsi all'avventura, esplorare valli sconosciute e conquistare nuove cime.
Non è però un caso che si verifichi spessissimo, e nella maggior parte dei casi i camminatori più forti dovranno per forza di cose aspettare i meno preparati, essere pronti ad aiutarli negli eventuali punti critici e non trascinarli in imprese che non sono pronti ad affrontare.
Quello che conta è che si instauri un vero spirito di gruppo, cosa che può portare a sopportare meglio la fatica, a migliorare le capacità di ognuno e a godere al meglio della giornata all'aria aperta che si sta vivendo.

Scelta dell'itinerario

Radunato il gruppo e appurato che le previsioni meteorologiche (e, in inverno, il pericolo valanghe) per il giorno o i giorni dell'uscita siano favorevoli, viene il momento di scegliere l'itinerario.
Va considerato sempre che è il più debole e meno preparato del gruppo a determinare la scelta, non il più forte ed esperto; come già detto un gruppo esperto e ben consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti può anche scegliere il solo punto di partenza e girovagare poi - cartina alla mano - tra cime, colli e valli, sapendo quando fermarsi, iniziare il ritorno e come tornare felicemente al punto di partenza magari con in tasca una vetta in più.
Se nella comitiva c'è un principiante o un componente non allenato - o se c'è la possibilità che se ne iscriva almeno uno, è questo il caso dei gruppi organizzati - il percorso non potrà essere estremamente impegnativo e tecnico per non correre il rischio di perdere per strada degli elementi, che ovviamente non possono essere abbandonati a sé stessi. Meglio allora optare per un cammino più facile e con dislivello limitato, non necessariamente senza scorci panoramici o comunque gratificanti, con una meta interessante per non demotivare chi non cammina per il gusto del puro gesto atletico e incuriosire chi si sta avvicinando per la prima volta alla montagna senza metterlo forzatamente alla prova su terreni che non conosce e con difficoltà che non è preparato a fronteggiare.
Una volta decisi almeno il grado massimo del percorso e, se necessario, la zona in cui si deve svolgere e la lunghezza, si passa in rassegna il repertorio di percorsi già conosciuti e tutta la documentazione disponibile sugli itinerari nuovi. Tradizionalmente si tendeva a documentarsi su libri e stampa specializzata, oggi inevitabilmente la prima (per immediatezza, economicità e praticità di consultazione) fonte di informazioni è Internet: Ayas Trekking da oltre 10 anni rappresenta una delle documentazioni più complete sugli itinerari della Val d'Ayas, ma si può quasi dire che non esista sentiero che non sia stato descritto in almeno una pagina web. In ogni caso è sempre opportuno verificare l'attendibilità della relazione.
Conviene spesso scegliere un itinerario come "primario" ma documentarsi circa le possibili varianti nella stessa zona, da prendere poi in considerazione qualora la meta principale sia stata raggiunta più in fretta del previsto o se si rivelasse irraggiungibile, per esempio a causa di sentieri interrotti, peggioramento delle condizioni meteorologiche, cattive condizioni del percorso, elevato rischio valanghe, difficoltà impreviste ecc. ecc.
Raccolta la documentazione necessaria si passa poi alla preparazione dell'attrezzatura, da scegliere accuratamente in funzione delle caratteristiche del territorio e delle condimeteo.

ATTREZZATURA

L'attrezzatura gioca un ruolo determinante nella buona riuscita anche della più semplice delle escursioni.
La dotazione di ogni escursionista può variare considerevolmente in funzione dell'itinerario scelto: come minimo saranno necessari un paio di scarponcini o scarponi da montagna, calze, uno zaino, cibo per la giornata, acqua, abbigliamento adatto alla stagione, alle quote interessate e alle variazioni di temperatura. Nel gruppo non deve poi mancare almeno una cartina della zona interessata, meglio se molto dettagliata. Attrezzatura supplementare può essere necessaria quando l'itinerario si fa più impegnativo, con scarponi più tecnici, zaino più grande, abbigliamento invernale o da ghiacciaio, scorta d'acqua e cibo per più giorni, sacco a pelo o sacco lenzuolo, fornello da campeggio, tenda, racchette da neve, bastoncini, ARTVA, pala, sonda, imbrago, corda, cordini, moschettoni, ramponi, ghette, piccozza, chiodi da ghiaccio, casco, set di nut e friends, GPS, altimetro, bussola, lampada frontale ecc. ecc.
Ogni itinerario qui proposto comprende indicazioni circa l'attrezzatura necessaria.

Scarpe e scarponi

La prima cosa di cui si ha assolutamente bisogno è un paio di scarponi. Il mercato offre una miriade di possibilità, ma è necessario fare grande attenzione al momento dell'acquisto perchè non tutti i prodotti sono validi.
Innanzitutto bisogna considerare il livello tecnico a cui le scarpe in questione vanno destinate: per i semplici itinerari T e alcuni E, quando il cammino si svolge soprattutto su strade sterrate o facili sentieri su terra o prato, può essere sufficiente una scarpa leggera, anche piuttosto bassa, con suola non troppo morbida e scolpita, nonchè impermeabile, ricordando che ovviamente una scarpa di questo tipo ha dei limiti tecnici e non può ofrire una grossa protezione alla caviglia.


Una suola nuova

Uno scarpone adatto ad alpinismo
ed escursionismo impegnativo.
È visibile sul tacco l'attacco rapido per i ramponi

Man mano che la sfida si fa più impegnativa salgono anche le qualità richieste alla scarpa. Per affrontare rocce, quote elevate, grandi pietraie, pendii ripidi, sconnessi e instabili, aree impervie, si rendono necessari scarponi con collo alto, suola rigida, robusta e con scolpitura profonda, impermeabili per tutta la loro altezza ma traspiranti, costruiti con pellami di qualità e/o materiali tecnici (ad es. Goretex) e fatti per resistere a tutto.
Al momento dell'acquisto è necessario avere le idee chiare su cosa pretendere dalla nuova scarpa.
Innanzitutto deve proteggere il piede da urti anche violenti in qualsiasi punto, da qualsiasi direzione e contro qualsiasi tipo di superficie. A tal scopo non basta che sia rigida la sola suola, ma deve esserlo tutta la parte bassa della scarpa (soprattutto nella zona delle dita), mentre il collo deve essere sufficientemente alto e imbottito.


Impermeabilità per tutta l'altezza

Il collo stesso deve essere dotato di una flessibilità controllata in modo da consentire un certo grado di movimento alla caviglia, ma impedire che questa si pieghi lateralmente, permettendo così di scaricare correttamente il peso del corpo anche quando si appoggia il piede su uno spigolo o uno spuntone di roccia. Queste caratteristiche possono essere verificate provando ad appoggiare il fianco del piede su un gradino e rimanere in equilibrio senza utilizzare la muscolatura della caviglia.
L'impermeabilità è garantita in generale dai materiali utilizzati e dalla qualità dell'assemblaggio, e non va sottovalutata perchè ci si può facilmente trovare ad attraversare guadi, terreni bagnati e nevai, o semplicemente ad affrontare condizioni meteorologiche avverse. Può essere compromessa se lo scarpone non è in buone condizioni.
Naturalmente, poi, la scarpa deve fasciare dolcemente il piede in modo che in nessuna posizione si verifichino tra questo e la sua struttura contatti e frizioni che a lungo andare provocano inevitabilmente dolorose lesioni alla pelle.
In vista di attività alpinistica o invernale può essere utile prevedere l'utilizzo dei ramponi, che esistono anche con attacco rapido ma richiedono una scarpa predisposta.
Il costo di un buon paio di scarponi da montagna può tranquillamente superare i 200 €, ma mai come in questi casi è opportuno non risparmiare: lo scarpone è l'interfaccia tra il camminatore e il terreno, per cui le sue qualità influenzano inevitabilmente quelle dell'escursione.
Da considerare che la suola è soggetta ad usura, e sugli scarponi di qualità vale la pena di farla sostituire quando necessario risparmiando comunque una certa cifra.
Trattandosi di attrezzatura fondamentale, gli scarponi vanno sempre mantenuti in perfetta efficienza e sostituiti o risuolati quando troppo usurati.

Calze

Particolare di una calza da montagna

Non da sottovalutare il discorso relativo alle calze: anch'esse devono essere adatte all'uso "pesante"; ne esistono tipi appositamente studiati per l'utilizzo con gli scarponi, molto traspiranti, morbide e con adeguati rinforzi nelle zone più sollecitate (soprattutto punte e talloni), come quella visibile nella foto a sinistra.
In generale non è sconsigliato utilizzare contemporaneamente due paia di calze: un paio liscio e sottile sul piede, e quelle da trekking al di sopra di queste, in modo da limitare il prolungato strisciamento sulla pelle.
Può anche non essere una cattiva idea averne a disposizione un paio di scorta per sostituire il primo paio inevitabilmente sudato o bagnato a causa di infiltrazioni di acqua o neve.

Zaino

Uno zaino da 65 litri

Lo zaino è indispensabile per contenere tutto il necessario per l'escursione, il cibo, i vestiti di ricambio e l'acqua.
Ne esistono molti tipi e con diverse capacità; naturalmente non tutti sono adatti allo scopo.
Il volume necessario dipende essenzialmente da quello degli oggetti che deve contenere; uno da 30 litri può essere sufficiente per una gita estiva di un giorno con dislivello limitato, quando l'attrezzatura necessaria è poca e gli indumenti al seguito sono poco voluminosi. Per escursioni di più giorni magari in periodi con tempo incerto o notevole escursione termica giornaliera, per uscite alpinistiche e/o con dislivello importante può essere necessaria una capienza superiore.
Nella foto a destra è visibile uno zaino da 65 litri contenente tutto il necessario per un'escursione di due giorni ad alta quota.
Alcuni zaini sono costruiti con un occhio di riguardo all'utilizzo alpinistico, e in particolare sono dotati di una zona separata per contenere i ramponi e di fettucce esterne per corda, sacco a pelo e piccozza.
In linea generale, comunque, sono sconsigliati gli zaini scolastici che hanno una capienza molto ridotta, non sono impermeabili e aderiscono troppo alla schiena. Molti zaini da montagna sono muniti di una struttura rigida che li tiene staccati dal corpo e permette il passaggio dell'aria; tra gli altri accessori utili ricordiamo una copertura impermeabile fissata allo zaino e arrotolabile in un apposito piccolo vano.

Racchette da neve

Un paio di racchette

In inverno e primavera, o comunque con neve, tutte le escursioni richiedono un minimo di attrezzatura supplementare.
Per prima cosa è inevitabile aver bisogno delle racchette da neve o ciaspole. Anche di queste esistono diversi tipi e forme, adatte a cammino in piano o su pendii anche ripidi, con struttura in plastica o metallo, e con diversi tipi di attacchi. Vanno inoltre scelte in funzione del proprio peso (individui più pesanti hanno ovviamente bisogno di racchette con una superficie maggiore).


Una camminata invernale

Le moderne racchette sono generalmente piuttosto leggere e maneggevoli; l'attacco per gli scarponi è adattabile velocemente alla misura, e il fissaggio avviene nella maggior parte dei casi mediante fettucce regolabili. La piastra su cui appoggia la suola è imperniata nei pressi della punta alla racchetta e il tallone può essere sganciato per affrontare pendii particolarmente ripidi. La racchetta vera e propria è generalmente in plastica o alluminio, ed è dotata di punte o ramponcini. Quando la neve finisce, le racchette possono essere velocemente legate allo zaino.
Le racchette vanno accompagnate con un paio di normali bastoncini di misura adeguata per l'altezza.
I primissimi passi con le ciaspole sono a volte incerti, ma abituarsi a camminare con i piedi palmati è questione di qualche minuto. Seppur spesso più faticosa che con i semplici scarponi, la camminata con le racchette permette, con un minimo di allenamento, di raggiungere interessanti mete buona parte dell'anno.
Il costo di un paio di racchette non è particolarmente alto (mediamente dai 60 €), e comunque il piacere di poter godere della montagna anche quando la neve ricopre tutto quanto non ha prezzo.
Utilizzate normalmente sui ghiacciai ma ovviamente consigliatissime anche su neve (soprattutto se questa non regge il peso dell'escursionista) sono le ghette, che impediscono alla neve di penetrare all'interno dello scarpone; si chiudono generalmente con una striscia di velcro e/o bottoni a pressione e si montano in pochi istanti.
Per l'escursionismo in ambiente innevato bisogna poi essere muniti di ARTVA, pala e sonda ed essere addestrati ad usarli in caso di necessità.

Abbigliamento

L'evidente necessità di coprirsi in modo vario durante le proprie giornate in montagna costringe - soprattutto quando si decide di cimentarsi con itinerari con dislivello non irrilevante - a munirsi di capi d'abbigliamento adatti allo scopo.
Si sente spesso dire che in montagna bisogna vestirsi "a cipolla", ovvero con diversi strati, allo scopo di rendere il proprio abbigliamento modulare e adattabile alle condizioni che si incontreranno, condizioni che potranno subire variazioni anche estreme nell'arco di poche ore, con oscillazioni di temperatura che si possono estendere anche alle decine di gradi all'interno della stessa giornata (dal caldo del pieno giorno in fondovalle alla sera in quota, magari su ghiacciaio) o, peggio, in pochi minuti, ad esempio col passaggio da un versante in ombra e spazzato dal vento freddo ad uno riparato ed esposto al pieno sole estivo.
La tecnologia viene in aiuto dei frequentatori della montagna, e nei negozi specializzati si può solitamente trovare un vasto assortimento di vestiti ed accessori adatti ai propri scopi.
Nel caso più semplice (estate, tempo buono, quota massima inferiore ai 2500 metri, vento debole) non sarà necessario dotarsi di particolare materiale; sarà probabilmente sufficiente un paio di pantaloni che non intralcino i movimenti (lunghi o corti in funzione delle temperature e dei gusti personali), una maglietta, un pile, una felpa o una camicia di jeans, una mantella impermeabile che, a causa della rapidità delle variazioni del tempo, raramente potrà essere lasciata a casa.
In inverno o nei periodi più freddi delle stagioni di passaggio ogni strato andrà appesantito: oltre alle ghette, necessarie per evitare che la neve entri negli scarponi durante le uscite sulla neve, saranno quasi sicuramente necessari una calzamaglia, dei pantaloni che assicurino un buon isolamento termico ed eventualmente ulteriori pantaloni antivento, una canottiera tecnica, una camicia felpata, un pile invernale, una giacca in grado di proteggere dal vento. Se poi le cautele si saranno dimostrate eccessive, non sarà un problema scoprirsi gradualmente (sempre con cautela).

Casco

Il casco è un accessorio usato più che altro in campo alpinistico, nell'arrampicata sportiva e sulle vie ferrate; lo scopo è naturalmente quello di proteggere la testa, per quanto possibile, da urti accidentali e dall'eventuale caduta di sassi dall'alto, evento non infrequente in parete dove chi precede e gli animali possono staccare pericolosi frammenti di roccia.
Il casco deve naturalmente rispondere ai necessari requisiti di robustezza e leggerezza; al momento dell'acquisto è necessario verificarne l'omologazione.
Le raccomandazioni sull'uso del casco impongono che lo stesso sia ben fisso in testa, con il sottogola allacciato; un casco va inoltre sostituito quando presenta crepe o quando ha ricevuto urti violenti che potrebbero averne minato la robustezza.
Nell'escursionismo il casco non è strettamente necessario; può però essere consigliabile sugli itinerari impegnativi che prevedono passaggi su pareti rocciose.

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