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A seguito del progetto di un nuovo collegamento funiviario tra Frachey e il Colle Superiore delle Cime Bianche nell'area protetta del Vallone delle Cime Bianche (Ambienti glaciali del gruppo del Monte Rosa, SIC/ZPS IT1204220), nonostante il sito rappresenti un impegno ormai ventennale portato sempre avanti con continuità, passione e dedizione, il webmaster non ritiene più opportuno indirizzare migliaia di escursionisti in una valle che non ha imparato ad amare, rispettare e proteggere se stessa, a meno che non intervengano elementi che scongiurino l'ennesimo attacco al suo ambiente.
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INCISIONI GEOMETRICHE
NEL VALLONE DELLE CIME BIANCHE
Il Bivacco Città di Mariano
Salita al Colle Superiore delle Cime Bianche
Salita a Gran Sommetta e Pointe Sud
Salita al Bivacco Città di Mariano
Salita al Palon di Tzère
Foto 1 - La roccia incisa.
Foto 2 - Rilievo parziale.
Foto 3 - L'incisione maggiore.
Foto 4 - L'alquerque incompleto.

Il Vallone delle Cime Bianche, che da Fiéry (m. 1878) sale all’omonimo Colle (m. 2982), antichissimo percorso verso il Teodulo e il Vallese, presenta sul versante orografico sinistro rocce serpentinitiche spesso interrotte da filoni di pietra ollare. Lungo tutto il vallone, ma in particolare nella zona dell’Alpe Mase e del Plan de Rollin, sono numerosi i segni di sfruttamento in superficie di tali affioramenti con indizi di lavorazione al tornio già in quota e vasti depositi di scarti litici1.
Proprio fra l’Alpe Mase e la Conca di Rollin nell’estate del 2007 è stata casualmente scoperta una roccia incisa, posta fuori dagli attuali percorsi.
Per raggiungerla è necessario deviare dal sentiero TMR poco prima dell’Alpe Mase (~m. 2400), portarsi nella valletta a destra e raggiungere il Gran Masso Aventina (presso il quale sono stati individuati resti di canalizzazione del ruscello e avanzi di lavorazione), poi risalire il costone in direzione NNE verso il suo punto più basso. Si arriva così su di un piccolo altopiano, si supera il ruscelletto portandosi alla sua sinistra idrografica e poco oltre, ai piedi di una paretina con affioramenti di pietra ollare, a quota ~2580, si individua la roccia incisa. Essa è raggiungibile anche dalla Conca di Rollin, deviando verso destra fino a toccare il laghetto a quota 2596 e da qui scendendo in direzione SE verso l’altopiano.
La roccia, piuttosto piatta, poco rilevata e leggermente inclinata, coperta in piccola parte dalla zolla erbosa e chiazzata da licheni, è in pietra ollare, ha una dimensione di m. 3,9x1,6 ed è orientata col lato maggiore in senso NNW/SSE. (foto 1).
L’incisione maggiore (fig. 2 e foto 3), di cm. 40x35 c. e a tratto sottile, è costituita da un reticolato geometrico con inscritto un ottagono2. Un’altra incisione più piccola si trova a destra, oltre una tacca di erosione. Si tratta di un quadrato suddiviso in sedici quadratini e solcato da tre diagonali (foto 4). Anche se il tracciato è molto irregolare  potrebbe trattarsi di un alquerque incompleto, antico gioco attestato in incisioni rupestri in tutta Europa ed Asia3.
I disegni, piuttosto complessi, portano ad una probabile datazione ad epoca storica. L’impressione è di trovarsi di fronte ad una dimostrazione geometrica, forse con risvolti pratici, tracciata in modo estemporaneo a beneficio di qualche interlocutore, oppure ad una riflessione autonoma in un momento di pausa dal lavoro. Comunque sia, essa pare confermare la presenza presso le cave e i luoghi di lavorazione di maestranze in possesso di basilari capacità tecniche e non solamente manuali, come supposto già nel 1982 da Fernando Giurani4.
I giacimenti della zona, coltivati forse in collegamento con quelli di Valtournenche e Zermatt/Fury, vennero sfruttati intensamente dal IV al VII sec. d. C., come dimostra la diffusione a vasto raggio dei prodotti5. Alcune incisioni sulle cornici in pietra ollare di finestre di Ayas riportano date di fine XVIII sec. e stufe vennero ancora tornite a mano ad Antagnod a fine XIX sec. Si pensa però che si tratti di piccola produzione ad uso locale dai giacimenti di St.-Jacques e Vascoccia, in quanto la Piccola Glaciazione del XVII sec. con la discesa dei ghiacciai influì negativamente sulla percorrenza e lo sfruttamento intensivo dell’alto Vallone delle Cime Bianche. Un termine ante quem potrebbe comunque essere fornito dall’indagine lichenometrica.
L'incisione rupestre è stata scoperta il 17 agosto 2007 da Riccardo Petitti e Alina Piazza e subito segnalata da Alina PIazza alla Societè Valdôtaine de Prèhistoire et d'Archèologie.

NOTE

1. Cfr. P. CASTELLO, S. DE LEO, Pietra ollare della Valle d’Aosta:  caratterizzazione petrografia di una serie di campioni ed inventario degli affioramenti, cave e laboratori, in “BULLETIN D’ETUDES PREHISTORIQUES ET ARCHEOLOGIQUES ALPINES”, numéro spécial consacré aux Actes du XIe Colloque sur les Alpes dans l’Antiquité, Champsec/Val de Bagnes/Valais-Suisse (par les soins de Damien Daudry), pp. 57-59 e 66-71; M. CORTELAZZO, La pietra ollare della Valle d’Aosta. Cave, laboratori e commercio, in IBIDEM, pp. 92-93 e 107.

2. Potrebbe trattarsi in origine di una tria formata da un quadrato diviso in 8 spicchi da mediane e diagonali. Il gioco si svolge con 3 pedine a testa che si cerca di allineare. Cfr L’orso e i suoi fratelli, a cura di C. GAVAZZI, DOCBI, Candelo 2007, p. 11.

3. È un gioco di origine araba formato da 4 trie unite a quadrato. Si giocava con 12 pedine che si mangiavano come nella dama. Sullo stesso tavoliere si praticava anche un gioco di allineamento. Cfr C. e L. GAVAZZI, Giocare sulla pietra. I giochi nelle incisioni rupestri e nei graffiti in Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria, Ivrea 1997, pp. 13, 17-19, 34-36, 66 e 76-77; L’orso e i suoi fratelli, op. cit., pp. 11-13 e 31.

4. Incisioni rupestri geometriche sono presenti anche presso le cave della Valchiavenna. Non era una manovalanza generica ad operare nelle cave di pietra ollare, in quanto i blocchi venivano semilavorati prima di essere asportati e questo richiedeva l’impiego di manodopera tecnicamente specializzata. Cfr. F. GIURANI, Cave e ambiente della pietra ollare in Valchiavenna, in “La pietra ollare dalla preistoria all’età moderna”, Atti del Convegno, Como 16-17 ottobre 1982, pp. 181-182.

5. Cfr. CORTELAZZO, cit., p. 93-101; O. PACCOLAT, Zermatt-Fury, un haut lieu de production de pierre ollaire dans l’antiquité, in “BULLETIN D’ETUDES PREHISTORIQUES ET ARCHEOLOGIQUES ALPINES", XVI, Aoste 2005, p. 128.