
| Tratto 1: Colle Pinter - Bivacco Ulrich Lateltin (3137).
Sentiero: 6. Su alcune carte è indicato come 11a.
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Il cammino inizia al Colle Pinter, raggiungibile facilmente dalla funivia di Ostafa o dal Crest con gli itinerari 3 o 3b. Dalla sommità del colle si imbocca il sentiero 6 (foto 1) che sale con piccoli tornanti sul versante ovest (dal lato di Ayas). Il terreno è generalmente in terra battuta, che viene presto sostituita da terriccio, ghiaia e sassi (foto 2). Alcuni punti sono abbastanza instabili e inclinati lateralmente, ed è necessario fare un minimo di attenzione a non scivolare. Si raggiunge un primo piccolo salto di rocce (foto 3), ma lo si supera velocemente aiutandosi con le mani. Poco dopo si incontra uno scivolo di qualche decina di metri (foto 4), con moderata pendenza, formato da roccette mobili e sabbia; non è veramente pericoloso ma bisogna evitare di innescare piccole frane su chi sale dopo di voi (e magari stare a distanza di sicurezza da chi vi precede). Superato anche questo punto si attraversa un nuovo tratto di pietraia, meno ripida, su cui il sentiero è poco tracciato, ma ci si porta comunque sulla cresta spartiacque dove passa il sentiero che unisce il bivacco Lateltin alla cima del Testa Grigia. Per il bivacco si procede verso destra (a sud), e lo si raggiunge dopo pochissimi minuti (foto sotto). |
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| Tratto 2: Bivacco Lateltin - Testa Grigia.
Sentiero: 6. |
Dal
bivacco alla cima del Testa Grigia il cammino è piuttosto breve, ma
in compenso comprende i punti più delicati. Si riparte in direzione nord, seguendo l'ultimo facile tratto di cresta appena percorso (foto 5). Si raggiunge il bivio col sentiero che scende ma si rimane in cresta. Il sentiero è generalmente evidente; in più ci sono frequenti segnavia gialli sulle rocce e diversi ometti (foto 6). La pendenza è scarsa, l'inclinazione laterale nulla o quasi. Si può osservare come il versante di Gressoney sia molto più ripido di quello di Ayas su cui si snoda il sentiero. Avvicinandosi alla cima si raggiungono le prime roccette (foto 7) ma si superano senza problemi, facendo sempre attenzione al terreno friabile. Intanto anche il versante di Ayas si fa più ripido, finchè ci si ritrova davvero in cresta. Dopo essere risaliti, eventualmente con l'aiuto delle mani, lungo un piccolo intaglio nella roccia (foto 8 e 9) si incontra il primo tratto attrezzato con una catena (foto 10), fissata alla roccia oltre che alle estremità anche a metà. Ci sono diversi punti dove appoggiare i piedi; si supera questo punto tenendosi saldamente alla prima parte di catena (foto 11) e issandosi fino ad afferrare la seconda, cercando punti stabili dove appoggiare i piedi. Con un ultimo appoggio del piede sinistro e tenendosi alla catena con la mano destra si oltrepassa il salto. Si continua per un breve tratto in cresta, poi si incontra una cengia esposta sul versante di Gressoney (foto 12). Il terreno è come sempre molto friabile, praticamente non ci sono appigli a cui tenersi con le mani, e bisogna superare questo corridoio facendo molta attenzione a dove si mettono i piedi, perchè scivolare verso destra offre decisamente poche possibilità di recupero. Chi è più alto di 1.60 può trovare necessario chinarsi per non urtare le rocce con la testa. In questo caso attenzione anche a non agganciare qualche spuntone con lo zaino. La cengia è lunga qualche decina di metri. Subito dopo c'è il nuovo cavo d'acciaio che permette di superare l'ultimo tratto di roccia (foto 13) molto ripido (foto 14). Mentre il cavo rappresenta un appiglio sicuro per le mani, bisogna valutare a ogni passo dove si appoggiano i piedi, perchè se è vero che la roccia non è liscia e ci sono molti punti teoricamente adatti, in realtà la friabilità che caratterizza tutta la montagna è un problema da non sottovalutare. Sopra a questo punto c'è finalmente la cima, insperatamente pianeggiante e accogliente, dove si è accolti da un ometto di pietre con una Madonnina, nei pressi della quale è presente un treppiede metallico con una campana sistemata dal CAI di Parabiago (foto sotto ). |
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| Tratto 2: Testa Grigia - Colle Pinter.
Sentiero: 6.
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La discesa dalla cima del Testa Grigia non è
più semplice della salita. Il primissimo tratto, quello attrezzato
con il cavo, va affrontato con la stessa attenzione (foto 15), sempre a causa
del terreno friabile e sdrucciolevole, come anche il passaggio sulla cengia
(foto 16), senza lasciarsi impressionare dal vuoto a sinistra. Poco dopo si affronta ancora il tratto attrezzato con la catena e la discesa nel canalino. Il primo può essere meglio affrontato di schiena (foto 17). A questo punto si ripercorre la cresta, facendo attenzione ad alcuni punti in cui ci sono delle apparenti discese; il vero bivio tra la discesa e il sentiero del bivacco è piuttosto vicino a quest'ultimo, e non prima (foto 18). Una volta imboccata la strada per il Colle Pinter è sufficiente seguirla fino in fondo, senza naturalmente sottovalutare il terreno friabile e i pochi punti di roccia. Presto appaiono i laghi Pinter e l'omonimo colle, raggiunto il quale non rimane che tornare al punto di partenza (Ostafa, Crest, Champoluc, Gressoney). |
Il tracciato satellitare del percorso.Cliccare sull'immagine a sinistra per scaricare il tracciato per GPS TrackMaker.
NOTA: il tracciato che fornisco è relativo ai MIEI movimenti nel giorno in cui ho percorso il sentiero (29/8/2005), e può contenere imprecisioni dovute a miei spostamenti non inerenti il tragitto e ad errori dello strumento. Utilizzatelo come riferimento, eventualmente come traccia approssimata e per il calcolo delle distanze dai waypoint, e NON seguitelo se si dirige in posti assurdi.

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| 3. Roberto-Alpini di Trino | 6/9/10, 16.34.44 | |
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05/09/10 ore 11:00 Raggiunta di nuovo la vetta. Peccato per le fitte nubi in ascesa da Gressoney, ma la visibilita' su Rosa era comunque mozzafiato. Un paradiso che vale sempre la fatica per raggiungerlo. Da notare anche le numerose famiglie di stambecchi nei pressi del bivacco Lateltin. Stupenda escursione! |
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| 2. Matteo | 20/8/09, 14.33.42 | |
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manca una corda sulla cengia poco sotto la vetta | |
| 1. Davide | 1/7/08, 15.31.34 | |
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E' per me la gita per eccellenza: l'estate alpina non è estate se non si sale almeno una volta su sua maestà Testa Grigia. La prima volta il lontano 2 settembre del 1995, l'ultima lo scorso anno in solitaria a Giugno in 2°30' dal Crest, una vera galoppata. Quando sbuchi sulla cresta e ti si para davanti tutto il Rosa con i suoi scintillanti ghiacciai è roba da togliere il fiato. La cengia finale e le roccette su cui posi le mani ti regalano quel tanto d'adrenalina necessaria a farti meritare la vetta. Se qualcuno mi chiede una gita in val d'Ayas non c'é dubbio: la Testa Grigia. |