22 - IL TROU DE MESSOUÈRÉ
Blantsetta e Aimé erano sposi da pochi giorni ma fin dall'inizio Aimé aveva preso ad allontanarsi da casa ogni sera e tornare all'alba.
Messa sull'avviso dalla nonna, che conosceva l'esistenza della fata di Messouèré, Blantsetta seguì il marito per il sentiero di Trabis, oltre la cappella di S. Rocco, salì l'erta della Kieva dou Grish, superò il ponte di Messouèré, si infilò come Aimè fra le felci del sottobosco, sbucò in una radura stretta e lunga che saliva lungo la rupe, entrò tra i cespugli e si trovò in una bassa e umida caverna.
Da un'apertura sul fondo usciva una luce tra il viola e l'azzurro. Blantsetta si avvicinò e vide una sala rotonda come scavata in una sola ametista e, sdraiata su pelli di animali selvatici, la fata dai capelli d'oro, vestita di veli rosa, che accarezzava Aimè.
Fuggì, decisa ad abbandonare il marito all'alba.
La fata, che si era accorta della sua presenza, quando la notte stava per finire fece dono ad Aimè di una splendida cintura di rubini, smeraldi, perle, brillanti e topazi su rete d'oro perchè la portasse alla moglie.
Lungo il sentiero Aimè, per vedere l'effetto che avrebbe fatto su Blantsetta, cinse la cintura attorno al tronco di una betulla, che con una sola fiammata rimase incenerita mentre la cintura spariva, tornando alla fata.
Capito l'inganno tremendo, Aimè radunò uomini e donne inferociti e tornò alla grotta ma ormai la fata era fuggita.