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CRESTE
Una cresta è per definizione un terreno che fa da spartiacque tra due pendii. Molti itinerari prevedono diversi tratti da percorrere in cresta, e si tratta di situazioni in cui bisogna comportarsi in modo adeguato.
La prima cosa che caratterizza il percorso è la pendenza dei versanti. In realtà non si tratta di un parametro che influenza particolarmente la condotta da tenere; nel caso peggiore in cui si tratti di due pareti verticali il principio base è che ovviamente non bisogna cadere. Si tratta più che altro di una questione psicologica: camminare magari a pochi centimetri da un precipizio può, in determinati soggetti, dare vertigini o semplicemente fare paura (va detto che alcune delle creste più affilate vengono attrezzate con corde fisse - e ricadono nella categoria "creste attrezzate" e/o si trovano su percorsi alpinistici).
Ben più importante è la consistenza del terreno su cui ci si trova a camminare: se si tratta di roccia stabile generalmente basta avere equilibrio, se è friabile, terra o ghiaia bisogna porre attenzione a non far franare la parte su cui si sta camminando (esempio: cresta di morena). La pendenza longitudinale della cresta è un altro fattore importante: se è pronunciata può essere necessario fare particolare attenzione a non scivolare o inciampare, a volte più in discesa che in salita. Ci possono essere salti di roccia da superare con arrampicate, come tra il M. Pinter e il Testa Grigia.
Ultimo parametro importante è la larghezza della cresta: creste larghe più di due metri sono generalmente abbastanza sicure (anche cadendo a peso morto lateralmente difficilmente si finisce nel vuoto), ma man mano che la distanza dai bordi si riduce la situazione si fa più seria e bisogna prendere le necessarie precauzioni per non correre rischi inutili: innanzitutto l'uso di scarpe appropriate è fondamentale, come anche l'equilibrio e l'esperienza sui vari tipi di terreno. Scontata la concentrazione sui propri passi e una condotta corretta (tipo non procedere a saltelli, non correre ecc. ecc.).
Gran parte delle creste trattate nella sezione escursionistica sono comunque percorribili senza problemi da tutti, tra una parete da un lato e un pendio non pericoloso dall'altro (esempio: lo Zerbion tra il Colle Portola e la cima con dolce saliscendi, il tratto finale del Bec Trecare con salita piuttosto ripida). Altre invece sono tra pendii più ripidi e con terreno più friabile, come alcuni punti tra il Colle Vascoccia e la cima del Facciabella, con percorso misto terra/roccette e pendii spesso oltre i 45° su entrambi i lati. Se almeno uno dei due pendii è modesto il sentiero, se segnato, passa generalmente a qualche metro dallo spartiacque.

Cresta del M. Facciabella. Il pendio è a tratti piuttosto ripido su entrambi i lati, e il terreno è misto erba/rocce non stabilissime.

Cresta della morena del Lago Blu. Lo spartiacque è reso più evidente dalla presenza di neve sul lato nord; in questo tratto la sommità è comunque larga e battuta, e non ci sono particolari pericoli.

45° abbondanti a est (a sinistra), pendio dolcissimo a ovest: questo tratto del Testa Grigia non dà problemi anche se il terreno è friabile.

Terreno ghiaioso a schiena d'asino, pendii oltre 50° sui due lati: necessita attenzione continuare verso il Testa Grigia, e poco dopo c'è anche da arrampicare, sempre in cresta.

La conca dei Laghi di Valfredda è separata dal vallone di Mascognaz da questa larga cresta erbosa, delimitata però da versanti ripidissimi (impossibile scendere verso Mascognaz).

La cresta dello Zerbion è compresa tra il piacevole pendio erboso della Valtournenche e un versante ripido e a volte verticale verso Ayas, ma è comunque larga e agevole.

La cresta finale del Bec Trecare è bellissima, con un ripido pendio erboso a sinistra e una parete praticamente verticale a destra.

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