Ancora a inizio estate questo era un sentiero nel bosco. Saliva da Barmasc
verso il
Col Portola per tendere poi alla
cima del Monte Zerbion (m. 2722), un'incredibile balconata sulla Valle
d'Aosta, con a nord il Monte Rosa e il Cervino, a Ovest il Gran Paradiso,
il Rutor e il Monte Bianco.
Prima però di affacciarsi sul cielo fra il volo dei falchi saliva
umilmente in mezzo al bosco di conifere, con la saggezza dei mille passi
che lo avevano segnato, un sasso, una radice, un tornante. Raggiungeva
il Pian Portola al limitare della vegetazione e puntava più ripido
e deciso verso la tacca del Colle, che raggiungeva dopo un ultimo inerpicarsi
sotto la cresta rocciosa. Ormai sulla cresta, si rilassava in una leggera
pendenza come per meglio godere del paesaggio, dividendosi in vari rivoli
ora lungo l'orlo dello strapiombo sulla Val d'Ayas, ora fra l'erba e i
fiori del versante sulla Valle Centrale.
Sono arrivate le seghe, i picconi, le pale. Lungo il suo lento snodarsi
sono stati tagliati alberi, sradicati cespugli, sconvolta la cotica erbosa.
Sono stati divelti i sassi che offrivano un appoggio allo scarpone, strappate
le radici che trattenevano il terreno sotto le piogge, rettificato un percorso
che aveva la sinuosità di un camminare riflettendo, spianato il
sentiero che correva lassù fra le nuvole bianche e i fiori. Si cammina
nella ghiaia e nella polvere, seguendo le tappe in pietra della Via Crucis
di un Dio che amava i fiori del campo più dei paramenti ricamati.
Pioggia e disgelo in breve tempo cancelleranno un percorso non più
compatibile con le leggi della montagna, nè con quelle degli uomini.
A chi la colpa di questo scempio?
16/10/2000: L'alluvione di questi
giorni ha portato gravissimi danni alla Valle d'Aosta. Immaginate cosa
rimane ora di quel sentiero. "A noi importa che ci paghino", mi aveva detto
un'addetta ai lavori di "rifacimento" del sentiero esattamente due mesi
fa. In tutta la regione sono stati fatti lavori di dubbia utilità
a danno del territorio allo scopo di incamerare soldi, e che dire... il
risultato si vede.
20/8/2001: Quest'anno sono salito due volte sullo Zerbion; il sentiero
è diventato piuttosto sgradevole da percorrere. I tratti in ombra
sono ridotti al minimo, il tracciato è sabbioso e se asciutto è
impossibile non sollevare nuvole di polvere a ogni passo. Per di più
i cordoli di pietre che dovevano servire a deviare il flusso dell'acqua
sono stati spostati probabilmente dall'alluvione o dal ghiaccio, e comunque
sono stati fatti con la stessa friabilissima roccia che costituisce la
montagna, e quindi sono già consumati, sfogliati e ridotti al livello
della terra dopo un solo anno! Ben lungi dal servire allo scopo, dunque,
visto che il sentiero è chiaramente scavato da mille rivoli d'acqua
a ogni temporale... Discorso a parte merita l'ultimo tratto della salita
al Colle Portola, che sabbiosa com'è adesso è addirittura
più scivolosa e quindi pericolosa...
Durante la mia salita allo Zerbion, del 16/8/2000, ho scattato parecchie
foto che verranno inoltrate a chi di dovere. Ne riporto alcune, col proposito
di aumentarne il numero. Cliccare sulle foto per ingrandirle.
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Così era in origine il tratto fino al Pian Portola, scavato
da migliaia di passanti e quindi protetto dal vento, ben battuto, con scalini
naturali e radici. Le foto sono state scattate nello stesso giorno, e questo
tratto era ancora come in origine. Al momento della composizione di questa
pagina (2/9/2000) probabilmente anche questo tratto è stato distrutto.
Aggiornamento del 20/8/2001: questo si è rivelato essere l'unico
tratto ad aver mantenuto QUASI l'aspetto originario. È stato comunque
allargato. |
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Un punto della prima parte del sentiero sopra al Pian delle Signore.
Che fine ha fatto il bosco? Notate i ceppi tagliati di fresco. |
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Poco più su, un attimo di pausa durante il macello. La foto
è stata in parte coperta per ovvi motivi, ma chiaramente ne esiste
anche la versione completa. Notare il falcetto sulla destra. |
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Siamo in discesa. Notare la larghezza della striscia disboscata. |
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Anche qui c'era il bosco. Notare la consistenza sabbiosa del fondo,
e una striscia di sassi trasversale al sentiero, con lo scopo di tentare
di evitare di trasformarlo in un torrente in piena al minimo acquazzone
(esattamente due mesi dopo ci sarà l'alluvione che devasterà
mezza Valle d'Aosta; di tutto questo inutile e dannoso lavoro è
rimasto un polveroso sentiero scavato dall'acqua). |
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Anche qui c'era il bosco. In centro si vede la tenda blu montata dagli incaricati ai lavori. |