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COLLE RANZOLA - M. CIOSÈ
L'inserimento di questo itinerario in questo sito è stato accuratamente valutato a tavolino dopo averlo provato personalmente. Alla fine è stato inserito tra i percorsi alpinistici non solo per la difficoltà nel superare la seconda metà di salita, ma anche allo scopo di scoraggiare occasionali escursionisti con preparazione ed esperienza non sufficiente. Si tratta in sostanza di risalire un ripidissimo pendio che richiederebbe costantemente l'uso delle mani, che però non trovano quasi mai appigli sicuri e stabili. Un alpinista debitamente attrezzato può affrontare senza dubbio meglio la situazione, che vista con gli occhi di un semplice escursionista può apparire decisamente allucinante. La cima è assolutamente vietata a chi non ha ben chiaro come affrontarla.
Salita: Colle Ranzola m. 2170 - M. Ciosè m. 2647.

Sentiero: inesistente.
Tempo di percorrenza: 100 - 120 minuti.
Difficoltà: dopo una pietraia con fessure tra i massi spesso nascoste si affronta un ripidissimo pendio erboso o roccioso con terreno estremamente instabile e appigli radi e inaffidabili.

1. Il Ciosè (fino al primo spuntone roccioso) dal Colle Ranzola.
2. Lo spuntone va aggirato a sinistra.
3. Versante sud del Ciosè. Sono evidenziati due sfuggenti ometti.
4. Attraversamento in salita  delle pietraie.
5. Un possibile percorso.
6. Salita su ripido pendio erboso.
7. Aspetto della cresta est. È evidenziata la lastra di pietra in verticale. Sullo sfondo la cima.
Il cammino verso il m. Ciosè inizia al Colle Ranzola, per raggiungere il quale sono necessarie poche decine di minuti da Estoul (escursione 24, tratto 1). È la cima apparentemente semplice ed innocua che si alza a nord del colle, da cui però è visibile (foto 1) solo una parte (fino al primo spuntone roccioso).
Il percorso inizia con la risalita della cresta sud-est (foto 2) quasi fino alla base del suddetto spuntone. Ci sono tracce di sentiero, ma sono incerte e frammentate.
Prima di raggiungere la roccia si devia a sinistra, portandosi sul versante sud-ovest (foto 3), iniziando ad affrontare le prime zone pietrose. Ovviamente non esiste alcun sentiero tracciato a terra, ma si possono trovare degli ometti di pietre, che indicano un percorso verso nord-ovest a salire. Le pietraie si fanno più insidiose; i pericolosi spazi tra i grandi massi sono spesso nascosti dall'erba, ed è necessario fare grande attenzione a non caderci, anche perchè molti macigni anche di considerevoli dimensioni sono instabili e possono muoversi o peggio rotolare.
Più si sale, più il pendio si fa ripido e più gli ometti si fanno radi e difficili da individuare (foto 4), quindi conviene proseguire direttamente verso la cima, che è già in vista.
Non esistendo tracce certe, il percorso va ovviamente inventato. Lo scenario è quello della foto 5. A titolo del tutto indicativo, sconsiglierei di salire lungo il canalino in rosso (cosa da me fatta ma è davvero pericoloso), mentre un possibile percorso potrebbe essere quello segnato in giallo, che è quello approssimativamente seguito da me in discesa. Il canalino, apparentemente e inizialmente più facile, è composto da roccette friabilissime, e inoltre sbocca lontano dalla cima, su una cresta aerea molto esposta sulla parete nord, composta anch'essa da roccette appena incastrate tra loro e dalla stabilità pressochè nulla.
In ogni caso ci si trova ad affrontare un tratto piuttosto lungo su terreno molto ripido (45-50°), composto da ghiaia, qualche sasso ed erba, senza alcuna traccia. L'erba, pettinata verso il basso, rappresenta un'insidia non indifferente, perchè non permette allo scarpone di fare alcuna presa, se afferrata con le mani è a volte l'unico appiglio possibile (dando una debole nonchè falsa situazione di sicurezza) e infine è estremamente pungente. Una piccozza qui può aiutare, conficcandosi più in profondità nel terreno o permettendo di raggiungere appigli più lontani o più sicuri. La situazione generale è visibile nella foto 6, che però non rende a pieno l'idea della pendenza.
A seconda del punto in cui avete attaccato l'ultimo tratto vi potete ritrovare direttamente nei pressi della cima oppure sulla cresta est, che presenta un unico segno di passaggio umano (una lastra di pietra piazzata in posizione quasi verticale, foto 7) e va percorsa in direzione della cima con molta attenzione, superando anche alcuni salti.
La cima è parte integrante della cresta, ma è sufficientemente ampia da poterci trovare finalmente una posizione sicura e stabile. Il panorama dalla cima è piuttosto ampio, e più che la Val d'Ayas, coperta da altre cime ben più alte, è possibile osservare buona parte dell'alta valle di Gressoney e la Valle Centrale fino ad Aosta.
Discesa: M. Ciosè - Colle Ranzola.

Sentiero: inesistente.
Tempo di percorrenza: 100 - 120 minuti.
Difficoltà: come per la salita.

8. Inizio della discesa.
9. In direzione dello spuntone sulla cresta sud-est.
10. Superamento di una placca.
11. Avvicinamento al canalino, che sarà attraversato in orizzontale.
12. Ritorno al Colle Ranzola.
Tanto quanto la salita, la discesa dal Ciosè è uno spinoso problema da risolvere e va affrontata con grande attenzione.
Mi sento di consigliare una discesa direttamente dalla cima (foto 8), senza allontanarsi lungo la cresta, ed evitando così il canalino della foto 5. Praticamente non esiste alcuna traccia di sentiero, ma il ripido pendio può essere affrontato con un costante zigzagare in continua ricerca dei pochi punti dove appoggiare in sicurezza almeno parte della suola. Il costone roccioso che scende verso sud dalla cresta può fungere per un breve tratto da ringhiera, ed è una delle poche parti in cui le mani possono far presa su qualcosa di solido; è poi possibile piegare verso sinistra puntando per quanto possibile verso lo spuntone della foto 2, che però è ancora lontano (foto 9).
Potrebbe essere necessario superare orizzontalmente alcune scivolose placche di roccia come quella visibile nella foto 10, facendo ovviamente attenzione a non scivolare, e servendosi dei pochi appigli per le mani.
Ci si potrebbe trovare ad avere a che fare, allo scopo di tagliarlo orizzontalmente (sconsiglio di seguirlo verso il basso) il canalino già notato nella foto 5; come sempre, va posta grande attenzione nel non scivolare sul ripidissimo e friabile terreno (foto 11, scattata quasi in verticale). Dopo, però, si riesce finalmente ad uscire dalla zona peggiore, e a riportarsi sulla pietraia (comunque insicura), da cui si può puntare più tranquillamente verso la base del noto spuntone sulla cresta sud-est, e da lì scendere finalmente al Colle Ranzola (foto 12).
TRACCIATO GPS
L'immagine a sinistra riporta, completo di reticolo, il tracciato satellitare della mia salita sul Ciosè del 10/8/2006.
Il tracciato rosso si riferisce alla salita, il verde alla discesa; la salita è stata effettuata seguendo in parte un ripido canale e poi un tratto di cresta, e mi sento di sconsigliarne la ripetizione. La parte critica della salita è comunque quella in cui i due tracciati sono separati.
L'itinerario da me seguito è comunque puramente indicativo.

NOTA: il tracciato che fornisco è relativo ai MIEI movimenti nel giorno in cui ho percorso il sentiero, e può contenere imprecisioni dovute a miei spostamenti non inerenti il tragitto e ad errori dello strumento. Utilizzatelo come riferimento, eventualmente come traccia approssimata e per il calcolo delle distanze dai waypoint, e NON seguitelo se si dirige in posti assurdi.

Note meteorologiche:
Scendere dal Ciosè con terreno bagnato è quanto di più vicino ci sia a un suicidio, quindi valutate accuratamente la situazione meteorologica prima di partire, e non esitate a tornare indietro se le cose stanno andando imprevedibilmente peggiorando.
Periodo consigliato:
Il Ciosè è già pericoloso da secco; non riesco a immaginare come si possa salirlo se innevato.
Attrezzatura:
Mettetevi degli scarponi che assicurino tenuta perfetta sia su erba, sia su rocce, sia su terra (ma questo ogni alpinista già lo fa). Sebbene non sia indispensabile, l'uso di una piccozza (seppur su terreno) può cavare d'impiccio in molte situazioni in cui le mani non riescono a fare presa, e soprattutto in caso di scivolata può aiutare a fermarsi.
Incontri:
Il Ciosè è una cima raramente salita, quindi incontrare altri sul percorso è cosa estremamente improbabile.
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